Highway to hell

Il viaggio in bus è stato lungo quasi quanto il volo dalla Cina a Phnom Penh, circa 9 ore. Soste qua e là in tipici autogrill ed il rischio di esser lasciati giù se non si tiene d’occhio la pausa del conducente.
Fortunatamente l’aria condizionata ed una serie di passeggeri mi ha allietato il viaggio di quando in quando, in particolare modo i bambini.
Qua son tutti bellissimi, con questi occhi neri profondissimi e vivacissimi, e stranamente anche il loro pianto mi sollevava durante il tragitto, forse solo perché interrompeva la narcolessia imperante che mi stava vincendo.

È comunque interessante viaggiare in bus, vedere la Cambogia che non vive con e per il turismo, quello rurale e bucolico, dove spuntano come alberi mucche in mezzo alla strada, e dietro le quali vedi nugoli di studenti in divisa che escono festosi in bici.
Vedere le strade impolverate, andare oltre e vedere un sacco di curiose case costruite a mo’ di palafitta, la gente che ci vive sopra e sotto, chiedersi come facciano a passare il tempo in questo quadretto che non pare appartenere ai nostri giorni.
A prescindere, resta comunque un viaggio interessante e per molti versi affascinante, perché la Cambogia nei suoi aspetti meno famosi ha sempre qualcosa da regalare, qualcosa per cui rimanere incantati e da imprimere a mente.

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