La fine è il mio inizio

Sono scioccato dal libro di Tiziano Terzani. Scoprire quello che è successo in Cambogia, cosa sia successo, quanto dell’armonia che credevo esistesse nel sud est asiatico sia in realtà solo frutto dell’immaginazione.
È una storia che affonda le sue radici nel sangue. Da essa si nutre, e forse, solo recentemente ha smesso.
Incrocio tutto con quello che ho visto ai campi di sterminio e al museo del genocidio, e realizzo quanto sia recente tutto questo orrore.
E non capisco come ci si possa riprendere. Ricominciare. Risollevarsi, scrollarsi di dosso le macerie di una cultura distrutta.

Devo ammettere che non sono riuscito a rinvenire cicatrici del passato, forse assuefatto alle immagini di estrema povertà che spesso interrompono gli scenari da cartolina per i turisti.

Però guardando a fondo, cercando di non voltare lo sguardo dall’altra parte, è impossibile non riconoscere quanto siano collegate le cose. Quanto le guerre abbia martoriato questo paese, lo abbiano fatto deviare dal suo naturale percorso di crescita e reso uno zoppo che cerca di correre alle olimpiadi.

Allo stesso tempo è incredibile quanto sia ancora facile trovare un sorriso in tanta miseria, quanto sia facile trovare una mano tesa pronta ad aiutarti che esce da brandelli di vestiti.

La vita prosegue.

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