Roots bloody roots

Ho finito il libro di Terzani, e sto incrociando mentalmente tutte le informazioni che ho raccolto finora, non per ultime quelle avute da un’americana conosciuta all’aeroporto, ubriaca marcia, dedita a raccontare quanto le droghe abbiamo sconvolto (in bene) la sua vita e di quanto sia stato bello salutare la Cambogia dopo tre anni, con una notte di sesso piuttosto movimentata.

È affascinante credere che certe cose le hai nel sangue, e rivedere certi tuoi atteggiamenti che ritenevi fuori luogo trovare la loro ragion d’esistere qua, nonostante un’educazione lontana, geograficamente e culturalmente, anni luce.
È bello sapere che in qualche parte del mondo le tue radici sono comuni a quelle di tante altre persone, con le quali condividi, primordialmente, mentalità e comportamenti.
A volte mi sembrava di essere a casa, sentire tutti quegli accenti, quelle parole, quei modi di dire che ho sentito da sentito… Il differente senso del pudore… I sorrisi nervosi e quelli accomodanti… L’espressione indifferente…

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